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Nonostante negli ultimi anni, la cannabis abbia visto un’incredibile aumento della sua popolarità, c’è ancora molta disinformazione in questo settore, specialmente in Italia.
Per esempio, pochi comprendono le ragioni chimiche per cui la cannabis deve essere riscaldata – o decarbossilata – prima del consumo.
Se consumaste (in qualsiasi modo) erba “cruda”, gli effetti sarebbero minimi. La decarbossilazione converte i principali fitocannabinoidi della cannabis (THC e CBD) in forme molecolari attive, in grado di influenzare i neuro trasmettitori nel nostro corpo.
Senza la decarbossilazione, la cannabis avrebbe pochissime proprietà mediche e ricreative.

Decarbossilazione della cannabis

 

Decarbossilazione: un processo chimico necessario per attivare oli, infiorescenze e commestibili

Quando riscaldiamo i fiori di cannabis, attiviamo i composti chimici che si trovano al suo interno. Questo è il motivo per cui se vogliamo fare un olio al THC che abbia effetto psicotropo, dovremo prima fare la decarbossilazione. Senza questo processo, i cannabinoidi all’interno delle infiorescenze non avranno alcun effetto medico, ne psicotropo. La cannabis cruda è nutriente, ma non ha effetti terapeutici.

 

Cannabis cruda e cannabis decarbossilata

La cannabis “cruda” è materia vegetale che non è stata essiccata o curata in alcun modo. Una volta che facciamo seccare i fiori si genera una piccolissima parte di decarbossilazione, non sufficente a produrre effetti degni di nota, la maggior parte del lavoro viene fatto quando la riscaldiamo – o bruciamo – ad una temperatura che sia almeno di 95° celsius.

Non voglio fare confusione, la cannabis ha effetti benefici anche da cruda. I composti che conosciamo come CBD e THC, per esempio, prima della decarbossilazione si chiamano CBDA e THCA. Possiedono effetti antinfiammatori simili ad altri minerali che troviamo in alcuni alimenti a base vegetale.

Se deciderete di consumare erba cruda, usate anche le foglie oltre ai fiori. Da cruda, puo essere conservata in frigorifero esattamente come le verdure che consumiamo solitamente, ma state attenti alla muffa che potrebbe generarsi, soprattutto se deciderete di conservarla in scatole chiuse.

Se lasciati indisturbati, i composti attivi della cannabis subiranno comunque una decarbossilazione naturale, nel tempo. Tuttavia, la decarbossilazione totale di THCA e CBDA nella materia vegetale richiederebbe anni. Quando sono esposti a calore, i principi attivi decarbossilano immediatamente.

 

Decarbossilazione della cannabis: cos’é?

Anche se la cannabis grezza ha molti benefici nutrizionali, non è in alcun modo psicoattiva. Per dirla breve, non produrrà alcun effetto sulla nostra psiche. Affinché lo faccia, è necessario decarbossilarla, o scaldarla (come quando la si fuma, per esempio).

Il termine decarbossilazione si riferisce all’azione chimica che rimuove un gruppo carbossilico (COOH) da THCA e CBDA. L’anidride carbonica viene rilasciata come sottoprodotto di questa reazione di combustione.

Per decarbossilare la marijuana non bisogna fare altro che sottoporla a calore. Ma quanto calore è necessario? A quale temperatura vengono attivati i cannabinoidi?

Risponderò a queste domande più avanti nell’articolo. Innanzitutto diamo un’occhiata ad alcuni degli altri vantaggi che porta la decarbossilazione, a parte il fatto che rende attivi i nostri cannabinoidi preferiti.

 

Vantaggi della decarbossilazione

Uno degli errori più comuni che si commettono quando si preparano alimenti a base di cannabis, risiede proprio nel non decarbossilare le infiorescenze. A meno che le vostre preparazioni non vengano cotte prima di essere mangiate, (vedi il casi dei muffin o delle torte) prima della preparazione, è necessario mettere in forno i fiori al fine di decarbossilarli, così che contengano la forma attiva dei cannabinoidi naturalmente contenuti in essi.

Per inciso, quando si fa la decarbossilazione, si riduce anche il rischio di botulismo. Infatti se non fatta a dovere, i batteri responsabili di questa intossicazione possono facilmente crescere in alimenti come il burro di cannabis o l’olio di cannabis.

Ogni volta che l’erba viene fumata o vaporizzata, il processo di decarbossilazione viene fatto automaticamente perché la si brucia, quindi non è necessario scaldarla in forno affinchè i cannabinoidi si attivino. Di fatto, quando la fumiamo, stiamo convertendo un composto in un altro e trasformando la materia vegetale da nutritiva a medicinale.
In assenza del suo gruppo carbossilico, il THC può legarsi ai recettori cellulari nei tessuti del nostro corpo e nel sistema nervoso centrale ( i cosiddetti recettori dei cannabinoidi).
Ma per quanto riguarda il CBD? anche questo deve essere decarbossilato?

 

Perché é necessario decarbossilare le varietà CBD

Se avete pensato anche solo per un attimo che la decarbossilazione del CBD non fosse necessaria, vi perdono 😛
Le stesse regole di decarbossilazione si applicano al THC come al CBD. Poiché la cannabis grezza contiene la forma acida del CBD (il CBDA), anche i ceppi di CBD devono essere riscaldati per “rilasciare” le loro proprietà terapeutiche.
Come il THCA, anche il CBDA ha le sue proprietà salutari. In effetti, si ritiene che una volta consumato e metabolizzato dal nostro corpo, il CBDA si scomporrà da solo, diventando CBD.

Tuttavia, le cellule dovranno lavorare duramente per abbattere la componente carbossilica del CBD, inoltre, gran parte del composto attivo verrà perso come calore durante la reazione esotermica. In altre parole, far decarbossilare il CBD al tuo corpo, da solo, sarebbe davvero inefficiente.
Esporre la materia vegetale ad una sufficiente quantità di calore, decarbossila il CBD all’istante, come dicevo sopra. I prodotti che troviamo in commercio come l’olio al CBD, le caramelle gommose al CBD e tutti i prodotti commestibili a base di CBD o THC, hanno già subito decarbossilazione, per questo motivo possono essere consumati al naturale senza doverli scaldare ulteriormente.

La decarbossilazione del CBD, aumenta la sua bio-disponibilità, rendendolo più disponibile per le cellule del corpo.

 

Decarbossilazione della cannabis: come fare

Oltre a fumarla o vaporizzarla, ci sono altri modi per decarbossilare la cannabis in modo da rendere attivi i cannabinoidi.
Vi mostrerò quello più semplice, avrete bisogno di:

  • Un forno
  • Una teglia da forno
  • Carta da forno
  • Fiori di cannabis (fiori già tritati, Kief, cime intere etc. )

Decarbossilazione della cannabis

Dato di fatto:
La cannabis cruda contiene THCA e CBDA, terpeni e altri fito-nutrienti. Sono composti salutari e benefici a prescindere dal fatto che che vengano decarbossilati.

Se deciderete di usare le infiorescenze, assicuratevi di tritarle, anche in maniera grossolana, prima di seguire i passaggi.
Nell’esempio qui sotto, ho usato 40 grammi di infiorescenze per produrre un potente olio di cocco e cannabis.

 

1- Preriscaldate il forno:

Accendete il forno e impostatelo su una temperatura di 120°. Nel frattempo, mettete la carta da forno sulla teglia e posizionateci sopra i fiori di cannabis tritati. Assicuratevi di rompere bene i pezzi più grandi, anche con le mani va bene.

 

2- Cuocere per almeno 40 minuti

Questo è un tempo sufficiente per dei fiori di cannabis ben essiccati. Usando marijuana fresca, potrebbero essere necessari fino a 90 minuti. Alcuni decidono di investire qualche euro su un igrometro, per capire con precisione la percentuale di umidità presente nell’erba (sono piuttosto semplici da usare).

 

3- Rimuovere la teglia dal forno e lasciarla raffreddare

Dopo 35-40 minuti, rimuovere la teglia con la cannabis dal forno e lasciarla raffreddare completamente. A questo punto il processo di decarbossilazione è completato e la maggior parte di THCA e CBDA dovrebbero essersi convertiti in CBD e THC.

 

Temperatura di decarbossilazione per THC e CBD

Provate a chiedere a 20 consumatori di cannabis a quale temperatura decarbossilano la loro erba e probabilmente ognuno di loro vi darà una risposta diversa.

Quello che posso dirvi, è che minore è la temperatura con il quale la riscaldate e maggiore sarà il tempo necessario a decarbossilare tutti i cannabinoidi.
Il fatto è che se esagerassimo con la temperatura, rischieremmo di bruciare i cannabinoidi e di rovinare tutto il lavoro (oltre a rendere l’erba praticamente inutilizzabile).
Quindi, a mio avviso, è sempre meglio stare nel sicuro e rimanere a temperature più basse, cercando il lasso di tempo necessario a poter stare tranquilli, ottenendo comunque un buon risultato.

C’è un vero e proprio dibattito sull’esatta temperatura di decarbossilazione CBD. Comunque, secondo gli studi, sembra essere di 120° celsius.
Per quanto riguarda il tempo necessario a compiere il processo, non sarà mai istantaneo. Ci vorranno tipicamente dai 40 ai 60 minuti.

Inoltre, tenete presente che le temperature di ebollizione di cannabinoidi, terpeni e flavonoidi sono decisamente diverse dalle loro temperature di decarbossilazione.
Le temperature di ebollizione sono state studiate molto più affondo che le temperature di decarbossilazione:

Temperatura di ebollizione dei principali cannabinoidi:

  • CBC = 220° Celsius
  • CBD = 170° Celsius
  • THC = 157° Celsius
  • CBN = 185° Celsius
  • THCV = 220° Celsius

 

Temperatura di ebollizione dei principali terpeni della cannabis:

  • Mircene = 165°-168° Celsius
  • Limonene = 177° Celsius
  • Linalolo = 198° Celsius
  • Alfa-Pinene = 156° Celsius

 

Temperatura di ebollizione dei principali flavonoidi e fitosteroli della cannabis:

 

Consiglio di impostare la fonte della temperatura di decarbossilazione sul lato basso del forno, così da preservare i terpeni. Ci sono anche composti che sono volatili ed evaporano a temperature più alte, con conseguente rilascio di cattivi odori oltre ad un sapore sgradevole. Per preservare al meglio i terpeni cercate di mantenere la temperatura tra i 95° e i 140° celsius.

Ok, ora sappiamo che la chiave per una decarbossilazione più rapida, è un calore maggiore. Verrebbe da pensare che non sia poi così difficoltoso. Sbagliato!
Purtroppo c’è un altro motivo che ci obbliga ad essere molto cauti a proposito della temperatura con cui andremo a scaldare i nostri fiori.

Quando riscaldiamo la cannabis e trasformiamo il THCA in THC, o il CBDA in CBD, stiamo convertendo anche il THC in CBN in un tempo più rapido.
Una volta raggiunto il 70% di decarbossilazione, il THC viene convertito in CBN ad una velocità maggiore rispetto alla velocità con cui THCA diventa THC.

In altre parole, una volta raggiunto il 70% di decarbossilazione, i livelli di THC inizieranno a diminuire velocemente, come si vede nella tabella qua in alto.

Comunque, per quanto utili possano essere i grafici, c’é sempre un problema nell’interpretazione dei dati. Per esempio, il grafico sopra si riferisce ai dati presi su un campione di fiori di cannabis.

I dati raccolti su Kief, fiori interi o fiori tritati, sono risultati essere diversi. Oltre a questo, c’é da considerare che questo grafico è stato fatto negli anni 90.
Con le attrezzature moderne è possibile ottenere il 100% della decarbossilazione senza perdere THC, ma con “attrezzature moderne” non mi riferisco al forno di casa, per intenderci.

 

Kief

 

 

Fiori tritati

Decarbossilazione della cannabis

 

Il mistero della temperatura di decarbossilazione della cannabis è stato in qualche modo risolto grazie agli sforzi di Marijuana Growers HQ.
Nel 2012 hanno testato i fiori di cannabis tritati e il Kief a 115° centigradi per 30 e 60 minuti, i risultati li potete vedere nelle tabelle sopra.

E’ stata scelta una temperatura stabile di 115° perché durante la loro ricerca, hanno scoperto che il punto di evaporazione di tutti i principali terpeni, flavonoidi e cannabinoidi era di circa 119°. Poiché i forni che si trovano in genere nelle case non sono così precisi nel dettaglio della temperatura, sono stati sul sicuro tenendo la temperatura a qualche grado in meno.

Secondo i risultati, 30 minuti non erano sufficienti per decarbossilare completamente sia i fiori di cannabis tritati che il Kief. Quest’ultimo aveva raggiunto il 90%, ma i fiori di cannabis erano decarbossilati solo al 60%.
Entrambi erano molto vicini al 100% passata un ora.

 

Metodi di decarbossilazione studiati

Si presume che il forno sia il modo migliore per decarbossilare la cannabis, ma é davvero così? Teniamo presente che la maggior parte dei forni ha un margine di errore di 10°, che siano in più o in meno, quindi non sono per niente precisi.
Utilizzando il forno di casa, in particolare nell’intervallo tra i 120° e i 200°, un calore errato di 15° superiore, potrebbe avere come risultato la perdita completa di molti composti importanti.

Lo sapevi? Potresti perdere fino al 33% di THC con la decarbossilazione della cannabis nel forno.

Il metodo del “crockpot a bagnomaria” é diventato popolare negli ultimi tempi, perché l’acqua bolle ad una temperatura molto costante (in base all’altitudine) di 100°.
Il problema di questo metodo, è che mentre la temperatura massima di 100° preserva perfettamente tutti i composti, non si riesce mai ad ottenere una decarbossilazione completa.
Questo perché la decarbossilazione non é un processo lineare, poiché l’ultima fase del processo di conversione del THCA in THC richiede più tempo. Quando si usa questa tecnica, l’erba viene sottoposta a calore per troppo tempo, e questo provoca la sua degradazione.

C’è un prodotto il mercato, chiamato “NOVA”. I produttori sostengono che riesca ad ottenere una decarbossilazione dei cannabinoidi del 100%, fornisce anche i test di laboratorio per dimostrare questa audace affermazione. Potrebbe valer la pena di investirci su, se state cercando di fare questo procedimento in maniera completa e senza perdere composti importanti.
Lo trovate a questo link.

Un grosso problema con i grafici e i test vari di qualsiasi tipo, è che non sappiamo mai a che punto di decarbossilazione era la cannabis quando hanno iniziato il processo. Come dicevo più in alto, la durata del processo cambia molto in base alla quantità di umidità che contengono i fiori all’inizio, e questo può fare una bella differenza. Infatti, tutti i dati che potrete trovare rappresenteranno sempre una media generale.

 

Come decarbossilare il Kief

Il Kief è quella polverina verde che passa attraverso la rete di cui sono dotati molti grinder. In pratica è la resina secca dei fiori di cannabis, filtrata dalla materia vegetale. Ne ho parlato in modo specifico nell’articolo dedicato alla produzione e lavorazione dell’hashish, lo trovate a questo link.
E’ un sottoprodotto della cannabis che viene spesso utilizzato anche per le preparazioni alimentari. In questi casi, necessità di decarbossilazione.

Tenete presente che il Kief tende a decarbossilare più velocemente dei fiori di cannabis, questo significa che potrete tenere una temperatura più bassa.
Dopo averlo disteso sulla teglia da forno (con anche la carta da forno), seguite semplicemente i passaggi che vi ho detto in precedenza.
Preriscaldate il forno ad una temperatura compresa tra i 110° e i 140° e dovrebbe essere completamente decarbossilato in 45 – 60 minuti.

 

Decarbossilazione della cannabis: considerazioni finali

Sebbene sia uno dei processi più importanti da conoscere per godersi appieno la cannabis, la decarbossilazione rimane tuttora una cosa in parte sconosciuta dalla maggior parte dei consumatori. Se vorrete godere di un effetto terapeutico o ludico della cannabis, sarà necessario imparare bene come svolgere questo procedimento, e magari trovare una tecnica tutta vostra, che rispetti però le regole fondamentali per la riuscita del processo.

Tutti i cannabinoidi devono essere decarbossilati per avere un effetto terapeutico o ludico, non solo il THC e il CBD.

Chi inala la cannabis tramite vapore o fumo, sta svolgendo senza volere questo processo, bruciandola. Chi vuole usarla negli alimenti, dovrà imparare a fare la decarbossilazione per forza, nonostante la cannabis cruda abbia comunque proprietà benefiche e nutritive.

 

Spero che questo articolo si stato istruttivo e comprensibile. Fatemi sapere cosa ne pensate sui nostri social: CbWeed shop – Modena

 

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[Articolo scritto da Giacomo, CbWeed shop – Modena]

[Questo articolo (come tutti gli altri in questo blog) è a solo scopo informativo, non intende in alcun modo incitare all’uso di sostanze stupefacenti. L’azienda non è responsabile dell’utilizzo che l’utente finale farà di queste informazioni ne della loro divulgazione attraverso canali che non sono strettamente legati al negozio CbWeed Shop – Modena .
La cannabis in Italia è legale solo sotto prescrizione medica – il THC è nella tabella delle sostanze considerate droganti.]